[Recensione] Il rock è morto? I Bachi da Pietra dicono di no!

© Beatriçe Gjergji

A cura di: Antonio Bastanza

BACHI DA PIETRA

Reset
(Garrincha Dischi)

TRACKLIST

01.Di che razza siamo noi
02.Umani o quasi
03.Bestemmio l’universo
04.Pesce veloce del Baltico
05.Fumo
06.Meriterete
07.Insect reset
08.Il rock è morto
09.Comincia adesso
10.Ciao Pubblico

I Bachi da pietra sono insetti e spaccano la pietra, o li odi o li ami: quando pensi di trovarli in cantina sono sulle scale, quando li vedi in soggiorno sono già in cucina. L’unica certezza è che ci sono e che loro sanno quello che fanno.

Se la domanda è “I Bachi sanno sempre quello che fanno?” la risposta è sempre la stessa: SI.

Dopo sei anni di silenzio dall’uscita di Necroide, sesto capitolo della loro storia fatta di pietra, insetti, musica e parole, non necessariamente in quest’ordine, la Premiata Ditta Succi/Dorella torna con Reset che è, ça va sans dire, un gioiello di magma e lapilli.

Oscuro e potente come sempre, illuminato dalla ragione e dalle emozioni, premonitore in più parti, soprattutto se si tiene conto che è stato concepito ben prima della pandemia, Reset è un punto e una ripartenza.
Un punto perchè è un disco dei Bachi da Pietra, a partire dal ritorno del sottile gioco di parole nel titolo (il Tarlo Terzo del disco numero 3, Quarzo era il quarto e Quintale il Quinto e adesso Reset, il settimo) disco. E Punto.
Una ripartenza perchè dopo 6 anni il duo è diventato di fatto un trio con l’aggiunta dell’abile tocco di Marcello Batelli, già nei Non Voglio Che Clara e ne Il Teatro Degli Orrori, che, attraverso basso e synth e curando personalmente il suono generale in cabina di regia, conduce la band in una nuova dimensione sonica. Ma non fatevi trarre in inganno: non sarà affatto più commerciale, più easy come canta il buon Giovanni.

Dopo 15 anni e 6 dischi trascorsi a spaccare pietre con le mazze di Dorella e squartare anime con le sciabolate di Succi, I Bachi avrebbero potuto semplicemente fare quello che sanno fare come nessuno in terra italica ma dato che sono dei Pesci Veloci del Baltico forse proprio per questo hanno deciso di trovare nuovi stimoli contornando i brani con una elettronica sporca ed essenziale.

Pesce Veloce del Baltico pesce d’altura, la rotta che batte è la meno sicura

Giovanni Succi poi è il solito, magnifico, burattinaio di parole, trascinando chi ascolta dentro il testo, colpendo talora di punta, talora di lama, con un registro che va dal cantato allo spoken più oscuro e finanche al rap di altissimo livello, che come lo definiresti altrimenti quello di Comincia Adesso?

Mai codificati, mai inquadrati, sempre un passo avanti e di lato rispetto alla musica che gira, i Bachi fanno quello che vogliono e non risparmiano nessuno, dall’invettiva ai nostalgici del Rock (oggi voi devoti ai troni voi conservatori degli stessi quattro nomi stesse quattro canzoniper sempre fosse per voi sarebbe mai nato niente dalle pigne nelle vostre teste) all’invito al pubblico dei concerti ad aprirsi alle novità (ora sono io l’impronta e tu cemento fresco senti forte e chiaro che il momento è questofai un passo avanti o te lo sei già perso) passando per la lucida e spietata descrizione del potere di Meriterete.

Meriterete la svolta autoritaria di un gran figo friendly con dei gran slogan catchy
che stabilisca una morale imposta e precise linee di condotta dentro e fuori dai letti
meriterete un MINCULPOP che decide quel che dovete o non dovete sapere
meriterete le notizie sempre solo belle e le notizie sempre e solo vere
e finalmente andrà a tutti molto bene

Beh non poteva finire meglio di così questa recensione, con una nota di speranza che spalanca i cuori a un futuro luminoso.
Ripetete con me e Giovanni a voce piena, come fossimo alla transenna di quel concerto cui non mancheremo di certo, sul finale dell’ultima canzone prima di tornare a casa lividi di rock e profumati di zolfo.

Come va?
MOLTO
BENE!

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